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Intervista ad Alfredo Salvatori

04.2021

Una chiacchierata con Alfredo Salvatori

Salvatori ad oggi è un’azienda di design conosciuta in tutto il mondo, in forte crescita e specializzata nella lavorazione della pietra naturale con la quale crea oggetti di design iconici e mai scontati.

La storia che l’ha portata ad essere uno dei punti di riferimento nel settore, però, non è stata certo tutta in discesa.

Abbiamo intervistato Alfredo, il padre dell’attuale CEO Gabriele e Presidente dell’azienda, per capire quali sono stati i passi decisivi che hanno portato la società ad essere quella che conosciamo noi oggi.

Salve Alfredo. Lei ha rilevato l’azienda di suo padre negli anni ‘70. Può raccontarci com’è andata?

L’azienda di mio padre è nata nel ‘46 da una società che lui stesso aveva creato insieme ad altri soci. Inizialmente si occupava di legname ma già nei primi anni ‘50 si aprì al mercato del marmo decidendo di diversificarsi e realizzando produzioni con entrambi i materiali.

L’attenzione all’innovazione è sempre stata radicata nella nostra famiglia. Ricordo ad esempio che la prima produzione originale che abbiamo realizzato con il marmo sono state le cosiddette mattonelle a spacco, ovvero rustiche, che per i primi tre anni non furono considerate ma poi cominciarono non solo ad essere comprate ma anche copiate dagli altri produttori. Ci fu un boom strepitoso tanto da portarci a lavorare 24H su 24 ad avere tre rappresentanti per città senza che si dessero noia a vicenda.

Negli anni ‘60 io presi la maturità ed insieme a me la prese anche mia moglie ed entrammo entrambi come impiegati nell’azienda di famiglia.

In quegli stessi anni mi mandarono in Corsica a fare delle ricerche per il legname e quando tornai mi avvertirono che avevano acquistato una segheria di marmo e quello fu il mio lavoro per i primi anni in azienda: gestire la segheria. Ricordo che riuscì a pagarla tutta in soli due anni e con i soli utili aziendali, a quei tempi il mio stipendio era di 60.000 Lire al mese.

Le innovazioni tecnologiche di quegli anni furono molte e non ci volle molto prima che inventassero macchinari in grado di tagliare ed utilizzare anche quelle parti di pietra che prima venivano scartate. Questo portò l’azienda a creare non pochi debiti nel corso tempo e fu così che, nel ‘74, la stessa si sciolse dividendo la produzione tra mio padre, che prese il marmo, e l’altro socio che si tenne il legname.

Dal momento che nel decennio precedente mi ero fatto una cultura sul marmo gestendo la segheria, decisi allora di rilevare l’azienda insieme a mia moglie. Parlai con i miei fratelli, a cui non interessava assolutamente l’attività lapidea e rilevai così anche le loro quote.

Quali sono state le sfide che ha dovuto incontrare nei suoi tanti anni a capo della Salvatori?

Negli anni in cui sono stato a capo dell’azienda, dal ‘74 al 2000 più o meno, abbiamo affrontato non poche sfide e abbiamo sempre cercato di fare cose che gli altri non facevano.

Dietro ad ogni oggetto o prodotto che creavamo c’erano giorni e giorni di analisi e ricerche specifiche. Fu in quegli anni che inventai il sistema chiuso di riciclo dell’acqua, così da evitare non solo di sprecare tale risorsa naturale ma anche di reimmetterla in natura carica delle micro-polveri generate dalla lavorazione della pietra che, se posate sui letti dei fiumi, impedivano alle piante presenti di effettuare la fotosintesi e, di conseguenza, comportavano la morte dell’intero ecosistema fluviale.

Quell’invenzione non solo è stata un’esclusiva Salvatori per molto tempo ma poi, nel corso del tempo, è stata anche adottata da tutte le altre aziende lapidee nazionali.

Mia moglie faceva l’amministratrice e Dio se era brava e competente. Inoltre era in grado di tenere unita tutta la nostra famiglia e non mento quando dico che è stato anche e soprattutto grazie a lei se sono riuscito in tutto questo.

Nel ‘96 fu il momento di far entrare i miei figli in azienda; sicuramente un’altra sfida. Gabriele è sempre stato una mente visionaria, si è appassionato subito al lavoro dell’azienda ed ha iniziato a sfruttare le sue capacità prima nel settore vendite e poi come CEO. Guido invece, più pragmatico come la madre, laureato in Economia ed attentissimo alle leggi è entrato come CFO e ha preso in carico la gestione di tutta la parte finanziaria e contabile. Ognuno contribuisce secondo le proprie capacità e potenzialità, questo è uno dei segreti per un’attività prospera.

Ci fu poi il momento della globalizzazione, e fu grazie alla mente visionaria di Gabriele se siamo riusciti ad andare avanti, alla sua creatività e al suo vedere oltre.

Un’altra sfida è stata quella di fare in modo che il personale si sentisse parte integrante dell’azienda, che fosse contento di lavorarci e che lavorasse come fosse sua. Ho deciso quindi di iniziare ad assumere ragazzi giovani, appena diciottenni, e di insegnare loro il mestiere per filo e per segno. Dando loro la possibilità di imparare un mestiere completo e dando loro fiducia ho avuto indietro la loro riconoscenza ed il loro impegno.

È così che a mio parere si costruiscono relazioni durature, sulla fiducia, la riconoscenza ed il continuo apprendimento.

Quali sono secondo lei i punti chiave che hanno segnato il vostro successo?

Sicuramente l’attitudine meritocratica, di fiducia e riconoscenza hanno fatto molto per la nostra azienda. Ci hanno permesso di avere un pensiero lungimirante riguardo al personale adatto a lavorare con noi e alla sua formazione; con il risultato che ogni dipendente non solo ci è riconoscente, ma si sente anche responsabile in egual misura dell’attività aziendale, e assolve quindi alle proprie attività non come un dipendente ma come un titolare. Questa attitudine lavorativa ci ha permesso di creare nel tempo un ambiente amichevole e al contempo professionale, dove tutti gli attori coinvolti si aiutano gli uni con gli altri.

A contribuire al nostro successo sono state sicuramente anche l’innovazione e la ricerca. Investiamo molto nella ricerca per portare innovazioni non solo nella produzione ma in tutti i campi della nostra attività, mantenendo un approccio il più possibile sostenibile, a partire dal packaging fino ad arrivare alla vita quotidiana in azienda da cui abbiamo bannato la plastica: niente bottigliette o bicchieri di plastica, ma borracce e bottiglie di vetro.

L’innovazione è sempre stata alla base della nostra attività.

Portiamo novità sul mercato e soprattutto imponiamo le nostre regole e prodotti. In questo modo evitiamo di produrre scarti inutili e soprattutto portiamo il cliente a scegliere quella che è la soluzione migliore per noi che, alla fine, lo è anche per lui dal momento che, seguendo le nostre regole, la realizzazione dei progetti avviene in modo più veloce e fluido.

Anche per quanto riguarda gli imballaggi, che per la maggior parte siamo ancora costretti a fare con il polistirolo per via delle sue peculiari caratteristiche, abbiamo avviato un processo di collaborazione con l’Istituto Sant’Anna di Pisa per lo sviluppo di imballaggi edibili.