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Salvatori The Village Collection: Intervista a Kengo Kuma

05.2021

Il progetto The Village: ne parliamo con Kengo Kuma

Da sempre nella nostra azienda pensiamo al design come un mezzo per comunicare sensazioni ed emozioni, e proprio per questo tutto quello che facciamo prende ispirazione e si pone in armonia con il mondo che ci circonda.

L’anno che si è concluso è stato un anno davvero particolare, che ha segnato profondamente il nostro modo di vivere e di relazionarci all’altro. I ritmi, non più frenetici, i sono trasformati in lenti momenti che hanno trovato come rinnovata compagna un’entità da sempre presente ma spesso messa in secondo piano: la casa. Un cambiamento che mai come prima ha abbracciato il mondo nella sua totalità, e che ci ha fatto capire di essere parte di un’unica grande comunità globale.

Abbiamo sentito l’esigenza, quindi, di sviluppare una collezione che ci aiutasse a trasmettere il senso di comunità e solidarietà che tutti abbiamo provato, rendendo omaggio a questo momento così importante e significativo; è così che è nato il progetto The Village.

Per realizzarlo, abbiamo voluto collaborare con artisti provenienti da tutte le parti del mondo creando così una collezione di miniature in grado di riflettere alla perfezione la multiculturalità intrinseca al nostro pianeta.

Tra gli artisti che abbiamo coinvolto per dare vita a The Village, progetto per noi è importante sotto molti aspetti, non poteva di certo mancare Kengo Kuma, con il quale intrecciamo da anni i nostri percorsi creativi.

La nostra collaborazione è iniziata nel 2009: in quell’anno, il nostro CEO Gabriele Salvatori ottenne un incontro con il famoso architetto, nel suo studio di Tokyo. Atterrato all’aeroporto della città nel pomeriggio, Gabriele scoprì che l’appuntamento che pensava fosse per la mattina era in realtà alle 23.30 della sera. Dieci minuti prima dell’appuntamento si recò nello studio di Kuma, il KKAA, e lo trovò brulicante di persone, che lavoravano instancabili ai più vari progetti. Un incontro davvero insolito e indimenticabile, che attesta con semplicità il grande impegno di Kuma, così vicino al nostro modo di lavorare.

Da quell’incontro e tutt’oggi con questo progetto, condividiamo con l’architetto i nostri pensieri su tutto ciò che circonda non solo la collezione stessa ma il design in generale. Scopriamo quindi i suoi pensieri in questa breve, ma profonda, intervista.

Lavorare con la pietra porta sempre con sé un sentimento di riconoscenza. La bellezza della pietra cresce nel tempo…

Per lei cos’è il design applicato alla pietra naturale?

Lavorare con la pietra porta sempre con sé un sentimento di riconoscenza. I moderni materiali artificiali sono nelle loro migliori condizioni quando vengono installati, e poi da quel momento iniziano a sperimentare il declino. La bellezza della pietra cresce nel tempo… Forse perché è un materiale che la natura ha creato da sempre.

Ha partecipato al progetto The Village. Come si lega secondo lei il design al luogo del cuore?

Ogni esperienza che facciamo modella il modo in cui vediamo il mondo e i nostri ricordi: ciò che abbiamo fatto e compiuto, il cibo con cui siamo stati nutriti, le cose che ci sono state raccontate, i posti che abbiamo visto…e l’architettura consiste nel creare luoghi.

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Quali sono i principi che l’hanno guidata nel progettare le sculture per The Village? 

Il nostro design per il progetto The Village voleva evitare di concepire semplicemente una “forma di casa” di un certo interesse o di una certa attrattiva che potesse essere realizzata con la pietra naturale o con qualsiasi altro materiale. Per noi era più affascinante pensare a come farlo proprio con la pietra; l’intaglio è il processo naturale con cui ci siamo ritrovati a lavorare. La forma era la cosa meno importante, e per questo ci siamo ispirati a silhouette semplici, che richiamano universalmente l’immagine della casa.

Quanto è importante per lei la funzionalità nel design? 

È importante per i clienti, per cui è importante anche per il nostro design. Ma ci sono molte altre cose che sono altrettanto significative.

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Quale pensa possa essere il contributo della sostenibilità nel futuro del design?

La sostenibilità è diventata una dei problemi centrali con cui il design, in generale, deve fare i conti. E i problemi arricchiscono, sempre, il design e lo fanno progredire.

Come è stato per lei lavorare con Salvatori?

KKAA ha collaborato in diverse occasioni con Salvatori, ma questo è senza dubbio ad oggi il progetto più piccolo e più astratto. L’approccio e la proposta di KKAA, nonostante si sia rivelata una soluzione totalmente differente da quel che ci si aspettava, è stata ben recepita e il team Salvatori ha espresso un grande entusiasmo sin da subito. Siamo al punto in cui tutti i dettagli sono stati definiti e stiamo aspettando di vedere i primi prototipi…questo è uno dei momenti più elettrizzanti di un progetto. Non vediamo l’ora di vedere come saranno tutte queste idee.

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Con che nome ha ribattezzato la sua opera e perché? 

MA House. Il segno giapponese “Kanji” 間, di solito letto come MA, contiene dentro di sé un’ampia molteplicità di significati riguardo al concetto del “in mezzo”, sia per quanto riguarda lo spazio che per il tempo. Può essere utilizzato per riferirsi all’assenza tra elementi esistenti, per parlare di distanza, vuoto, un arco temporale…oppure per riconoscere quel divario come un’esistenza in sé, per formare termini come relazione, intervallo, pausa.

Il nostro design risiede sull’idea di intagliare la pietra, creando un vuoto per rappresentare il comune profilo di una casa con il tetto storto che, come un “Kanji”, rimanda universalmente all’immagine di “una casa”. Ciò significa considerare il vuoto, l’assenza della pietra, lo spazio che si crea nel materiale rimanente, come l’elemento che deve essere presente e percepito. Per questo, abbiamo pensato che il termine giapponese間/MA rappresentasse da vicino sia il concetto del nostro design, che il processo di lavorazione necessario per produrlo.

Quali pietre ha scelto per la realizzazione dell’opera e perché?

Poiché il nostro concetto utilizza l’assenza della pietra come punto di partenza, abbiamo scelto il marmo Bianco Carrara e il Travertino Chiaro, perché i loro toni sono piuttosto neutri e i loro pattern molto delicati. Questo, per enfatizzare la percezione del vuoto e percepire la sua presenza.

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Il progetto The Village è un altro importante esempio del modo originale in cui viviamo il design: un approccio innovativo, che mette l’individuo al centro di tutti i nostri progetti. Una collezione che mostra come anche piccoli accessori per la casa di design possano accogliere appieno ingegno e creatività, se creati con impegno e dedizione.