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Tagliate laterali: quando prevederle, quando evitarle, come eseguirle

02.2021

In ogni progetto che si rispetti, sia questo architettonico o d’arredamento, uno dei momenti più critici è sempre quello della messa in posa dei rivestimenti sia per pareti che per pavimenti; specialmente se il materiale naturale di cui i rivestimenti sono fatti è il marmo, o comunque la pietra naturale.

In questo caso infatti è pressocché obbligatorio svolgere una prima posa “a secco” del rivestimento, così da suddividere le varie marmette secondo tonalità simili, prima di passare alla posa vera e propria delle stesse.  

 

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Come già affrontato nei testi precedenti, affinché possa iniziare il processo di messa in posa le superfici dovranno essere pulite, asciutte e perfettamente complanari, sia che siano verticali che orizzontali, pena la mal riuscita del progetto ed è per questo che vanno controllate una per una con la più meticolosa attenzione.

Per prima cosa si verifica e confronta sempre la partenza di posa con quanto indicato a progetto sullo stato di fatto segnalando le eventuali accortezze rilevate dal mastro posatore al direttore dei lavori e alla committenza, dopodiché si passa solitamente alla verifica anche delle pareti verticali e dei massetti.

Nel lavorare le pareti, è sempre bene controllare la planarità e la consistenza dell’intonaco il quale è bene non sfarini o sgrani.

Le pareti devono inoltre essere perfettamente a piombo, ovvero perfettamente verticali, e, per calcolarne la perfetta verticalità, viene spesso usato il cosiddetto filo a piombo oppure una semplice livella.

Gli angoli delle pareti e le nicchie vanno invece controllati mediante l’utilizzo di due attrezzi: una squadra, così da rilevare eventuali fuori squadra in prossimità degli angoli, e una staggia lunga due metri, per analizzare eventuali rilievi o concavità che devono essere corrette prima della posa.

Dopo aver verificato tutti questi aspetti e solo dopo aver pretrattato le marmette ed atteso che queste si siano tutte asciugate, il maestro posatore è solitamente pronto per l’inizio della posa.

Molto spesso, però, sulle pareti verticali non è possibile progettare tenendo conto della modularità delle marmette, e quindi finisce che gli operai si trovano costretti a dover eseguire le cosiddette tagliate laterali o superiori.

L’esecuzione di tali tagli può avvenire utilizzando due tipologie di utensili: il clipper ad acqua o il frullino a secco, anche detti smerigliatrici, tra cui è sicuramente meglio il primo, almeno per il marmo, dal momento che l’utilizzo di uno strumento di taglio ad acqua permette di raffreddarne la lama (solitamente diamantata) e di proteggerla dai danni eventualmente derivanti dal suo surriscaldamento.

Quale che sia lo strumento che si decida di utilizzare, i tagli sono sempre eseguiti con il cosiddetto taglia piastrelle, ovvero quell’attrezzo composto di una base formata da due “piatti galleggianti” separati da un asse rigido, da un’asta che guida lo scorrimento della taglierina con la rotella diamantata per effettuare l’incisione e da una barra metrica regolabile per determinare la perpendicolarità del taglio (anche detta “angolo di taglio”) e mantenere ferma la piastrella durante la lavorazione.

I tagli devono inoltre essere eseguiti su superfici idonee e possibilmente sempre prima della posa in quanto il taglio a posa avvenuta aumenta notevolmente la possibilità di danneggiare altre marmette.

Il taglio se non eseguito a regola d’arte comporta la compromissione della marmetta stessa, andando a creare possibili rotture o sbeccature e a compromettere quindi l’intera esecuzione del progetto.