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Progettare la posa in funzione della luce

02.2021

In ogni progetto che si rispetti, sia questo architettonico o d’arredamento, uno dei momenti più critici è sempre quello della messa in posa dei rivestimenti sia per pareti che per pavimenti; specialmente se il materiale naturale di cui i rivestimenti sono fatti è il marmo, o comunque la pietra naturale.

Questo momento, che è molto delicato, si sviluppa in più fasi, ognuna delle quali deve essere svolta con la massima cura ed attenzione. Solitamente, infatti, come spiegato nei nostri precedenti testi, prima c’è l’apertura delle casse e il conseguente disimballaggio delle marmette, poi la loro asciugatura, pretrattamento, la posa a secco e solo dopo tutti questi passaggi vi è infine l’effettivo momento di posa.

Quando si parla di marmo, poi, è pressocché obbligatorio non solo svolgere una prima posa “a secco” del rivestimento, così da suddividere le varie marmette secondo tonalità simili, prima di passare alla posa vera e propria delle stesse, ma anche progettare l’intera operazione di messa in posa in funzione della luce che ci sarà nel dato ambiente al momento in costruzione.

Questo perché la luce ha un impatto fondamentale quando il materiale di posa è il marmo o una pietra naturale, a seconda se questa è naturale o artificiale, ad esempio, scaturiranno effetti e quindi risultato diversi. Un maestro posatore che si rispetti questo lo sa e nel valutare e rilevare le accortezze necessarie nel momento di verifica e confronto della partenza di posa con quanto indicato a progetto sullo stato di fatto, nel caso in cui lo stato di fatto non corrispondesse ad esempio alle consuetudini operative in termini di luce, ne farebbe subito nota al direttore dei lavori e alla committenza, come da procedura.

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Luce naturale

Data la sua fondamentale importanza, la luce naturale dovrebbe essere centrale nella fase di concept del progetto in base alla tipologia di finitura scelta. E questo perché posare sfruttando la luce naturale permette di valorizzare non solo il materiale ma anche gli ambienti.

Riuscire a sviluppare un ambiente (e quindi a scegliere anche la tipologia di finitura più adatta) tenendo in considerazione la luce naturale (ovvero svolgere quella che in gergo si chiama una corretta progettazione illuminotecnica) significa prendere in considerazione la variabilità delle condizioni atmosferiche, la posizione geografica dell’elemento architettonico o della stanza da arredare, le stagioni, la forma dell’ambiente, le riflettenze interne e le caratteristiche delle finestre. Significa prendere in considerazione una moltitudine di fattori, tutti apparentemente innocui ma che invece, se ben strutturati ed utilizzati, possono contribuire a raggiungere il miglior risultato possibile.

La luce è una particolare materia d’intervento nello spazio architettonico, non soltanto intesa come entità puramente funzionale ma come fine per migliorare la percezione e la lettura dei luoghi in cui viviamo.

L’uso della luce è uno strumento emozionante e altamente scenografico per disegnare l’ambiente che progettiamo, plasmare superfici, modellare volumi e valorizzare ed esaltare la materialità delle lavorazioni. Molte delle nostre finiture sono realizzate prendendo in considerazione il punto sorgente della luce e presentano ad esempio delle frecce sul retro per semplificare la scelta del verso di posa. La freccia sul retro della marmetta è pensata per puntare sempre verso la sorgente luminosa principale.

La luce naturale è un grande alleato sia nei progetti d’arredamento che architettonici e, per assolvere la sua funzione in modo efficace, deve sempre esaltare il gioco di luci ed ombre sulla superficie delle marmette. Le ombre hanno anche lo scopo di nascondere il giunto di posa e consentire un effetto quanto più omogeneo e continuo.

Luce artificiale

Una progettazione illuminotecnica che si rispetti non considera solamente tutti gli aspetti riguardanti la luce naturale ma prende chiaramente sotto esame anche la luca artificiale ed è per questo che, anche a Salvatori, oltre alla valorizzazione delle texture mediante la progettazione degli spazi utilizzando la luce naturale, ricopre notevole importanza anche la luce artificiale.

Nel momento della messa in posa, infatti, una volta scelto il prodotto e concordata la tipologia di posa (verticale o orizzontale) è possibile anche lavorare utilizzando una fonte luminosa fissa o orientabile.

Qualora si scelga una luce fissa, genericamente la distanza non deve mai superare i 30 cm dalla parete.

Nel caso di una fonte luminosa orientabile, invece, la distanza non deve mai superare i 60 cm, solo così è possibile ottenere un effetto di illuminazione radente che valorizzi l’aspetto materiale del prodotto ed i suoi giochi di ombre in superficie.

Le tipologie di corpi illuminanti possono variare in base al progetto.

Per gli spazi commerciali, ad esempio, la soluzione ottimale di massima flessibilità è solitamente quella di utilizzare binari a soffitto con faretti orientabili; anche detta illuminazione a binario. Questo tipo di illuminazione è composta di una serie di luci che scorrono su una struttura metallica staffata a soffitto alla quale vengono agganciati faretti regolabili e rappresenta uno dei sistemi più diffusi in circolazione dal momento che, utilizzando faretti su binari incassati nel soffitto, risultano poi di fatto invisibili.

Su questi binari che vengono poi incassati nel soffitto è possibile montare diverse tipologie di luci contemporaneamente, da direzionare in base alle quinte sottostanti, le quali possono essere poi rimosse all’occorrenza con estrema facilità e spostate verso altre posizioni.

L’illuminazione a binario può essere predisposta sia con lampade ad incandescenza che a led ma Salvatori, vista la connaturata attenzione all’impatto ambientale, suggerisce l’utilizzo di sistemi a illuminazione a Led dal momento che consentono consumi concretamente inferiori rispetto alle normali lampadine che ancora si trovano in commercio.

Inoltre il flusso della luce a Led può essere direzionato verso la zona desiderata senza disperdere l’energia luminosa in altre direzioni come succede per le fonti luminose alogene. In questo modo aumenta la qualità della luce, e contemporaneamente si ha anche un notevole risparmio energetico rafforzando il binomio con la texture; proprio quella che si dice una win-win situation.

Infine, dal momento che l’illuminazione di tipo Led ha una temperatura di colore specifica, secondo i parametri Salvatori, per farne un utilizzo più corretto è opportuno utilizzare una forbice tra i 2700/3000 K° dal momento che questo è il range caratteristico di una comune luce naturale.