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Le pareti in cartongesso: consigli pratici

02.2021

I sistemi costruttivi a secco, ovvero il cartongesso e il legno, stanno assumendo sempre maggiore rilievo nella progettazione e questo perché consentono diversi vantaggi rispetto alle opere murarie tradizionali, grazie alla loro versatilità e leggerezza.

Tutto quello che c'è da sapere sulle pareti in cartongesso per raggiungere i tuoi obiettivi

I tempi di realizzazione

Innanzitutto i tempi di realizzazione sono molto più brevi, dal momento che non bisogna aspettare i lunghi tempi di asciugatura della malta e degli intonaci e si procede quindi molto velocemente con la messa in opera delle strutture. Le soluzioni, inoltre, con questi materiali possono essere progettate caso per caso, variando gli spessori e gli strati dei pacchetti tecnologici secondo le varie necessità che ogni volta possono presentarsi, come ad esempio rispettare la determinata dimensione di una parete.

Con il cartongesso, così come con il legno, possiamo infatti creare spazi e ambienti su misura, (siano questi quinte, pareti portanti, o pannellature) in grado di integrarsi perfettamente con le nostre esigenze e con le varie destinazioni d’uso, sia per quanto riguarda gli spazi commerciali sia per le abitazioni private.

La leggerezza

La leggerezza delle strutture realizzate in cartongesso o legno è tale da consentire l’ottimizzazione degli ambienti e di sfruttarne un, di fatto, maggiore spazio all’interno, senza per questo creare problemi di tipo strutturale, elemento, questo, di non poca importanza. Grazie alla tecnologia a secco inoltre, la presenza di intercapedini fra gli involucri interni dei montanti e delle partizioni verticali e orizzontali consente la totale libertà di disposizione delle reti impiantistiche, siano queste idrauliche o sia elettriche. In tali intercapedini delle strutture è inoltre possibile inserire del materiale isolante, cosa che permette di ottenere un alto livello di comfort sia termico che e acustico di pareti e contro pareti nel caso ve ne sia la necessità.

Prima di andare a parlare di come si effettua la realizzazione di una parete in cartongesso è bene ricordare la forma e le dimensioni in cui il modello tradizionale si presenta al momento dell’utilizzo. Tipicamente, infatti, il cartongesso tradizionale si presenta in lastre sottili dello spessore di 1,2 cm, con una larghezza di 120 cm e una lunghezza di 200 o 300 cm.

La metodologia

Per realizzare una parete in cartongesso, le lastre vengono fissate, grazie all’utilizzo di numerose viti auto-perforanti, ad un telaio di profilati di acciaio zincato, i quali sono ancorati al muro e al soffitto per mezzo di tasselli e tiranti di dimensioni variabili a seconda dello spessore della parete che si vuole ottenere.

Tutti gli elementi che compongono l’orditura (montanti, guide e traversi) sono di acciaio zincato, hanno spessori tra gli 0,6 e gli 0,8 mm, e pertanto sono facilmente tagliabili a mano con un semplice seghetto o con le cesoie da lamiera.

Se invece l’obiettivo è realizzare pareti in cartongesso autoportanti, in genere per prima cosa si monta una guida ad U saldamente fissata con tasselli ad espansione che circonda tutto il perimetro della parete o del soffitto.

All’interno delle “ali” della guida s’inseriscono poi i profilati a C a distanze di 40, 50 o 60 cm, (distanze, queste, che rappresentano sottomultipli delle dimensioni dei pannelli), in modo che le giunte dei medesimi capitino sempre al centro di un profilato, e andando così a creare un reticolato che dia maggior robustezza alla parete stessa. Il telaio metallico della struttura in cartongesso viene collegato agli elementi portanti adiacenti e può essere semplice o doppio, caso, questo, in cui i vari profili vanno affiancati schiena contro schiena o inscatolati, così da incrementare la resistenza meccanica della parete e quindi la sua maggior altezza e robustezza.

La stessa metodologia costruttiva è applicabile al legno, materiale che si presenta solitamente costituito da una sottostruttura di legno massello la quale può essere semplice o doppia. L’orditura in questo caso è collegata lungo tutto il perimetro agli elementi strutturali adiacenti, mentre la sottostruttura è costituita da montanti e traversi inferiori e superiori collegati tra loro.

Le fasi

Una volta individuati gli elementi principali per la formazione delle pareti in cartongesso, sia questa effettuata con la struttura zincata o con quella in legno, è possibile procedere alla sua costruzione, momento che generalmente è suddiviso in più fasi:

  • La prima cosa da fare quando si decide di costruire una parete in cartongesso è stabilire con esattezza lo spazio di lavoro. Per quest’operazione, bisogna servirsi di una livella laser così da tracciare le linee guida sia sul pavimento sia sul soffitto, linee che vanno seguite scrupolosamente durante tutta la posa della struttura con la dimensione prescelta.
  • Una volta che gli spazi sono stati definiti, si può procedere alla realizzazione della struttura-scheletro in metallo o in legno in precedenza descritta. La struttura è fatta di guide e montanti: le guide vanno fissate al pavimento e al soffitto mediante tasselli, mentre i montanti vanno fissati verticalmente nelle guide. Prima di fissare i montanti è sempre opportuno controllare la loro perpendicolarità per mezzo di un piombo o con una livella. Inoltre, se si vuole evitare di forare il pavimento, in commercio esistono delle strisce adesive da utilizzare per montare la guida a terra ed evitare così di rovinare il pavimento sottostante indipendentemente dal prodotto in cui è fatto.
  • Una volta montato lo scheletro, si può procedere con il fissaggio dei pannelli in cartongesso. I pannelli possono essere montati sia in verticale sia in orizzontale ma, per dare maggior robustezza alla parete e per poter aumentare la dimensione del montante a U utilizzato a terra o a soffitto, è consigliabile l’utilizzo della doppia lastra di cartongesso per ogni lato.
  • Una volta montati i pannelli, ovvero le lastre in cartongesso, tra le giunzioni si viene solitamente applicata la benda per stuccatura così da evitare la comparsa di eventuali crepe. Le giunzioni tra le lastre sulle due facce della parete non devono mai coincidere sugli stessi montanti, ma devono invece essere sfalsate. Nel nostro specifico caso non è però necessario svolgere questo tipo di operazione, dal momento che la maggior parte delle strutture andranno in seguito rivestite con i nostri materiali.
  • Quando la struttura è terminata si può allora procedere con la rasatura (azione, questa, svolta con uno specifico tipo di malta, quella rasante, appunto) fase in cui è opportuno passare almeno due mani così da ottenere un lavoro fatto a regola d’arte, e privo di potenziali fessurazioni su tutta la superfice del pannello, e da non evidenziare le giunte sui pannelli in cartongesso.

Questa tipologia di lavorazione appena descritta può essere applicata anche sulle cosiddette contro-pareti. Queste pareti non devono assolvere necessariamente la funzione portante, ma devono assicurare aspetti progettuali diversi. Inoltre in questo caso la struttura sarà eseguita solamente da un lato e non da entrambi i lati come accade invece per gli altri tipi di pareti.

Le contro-pareti

Le contro-pareti sono realizzabili su qualsiasi tipo di supporto purché si sia stata individuata sia la corretta tecnica di posa che e la lastra idonea. Le contro-pareti possono infatti essere eseguite semplicemente incollando una lastra al muro, oppure realizzando prima una idonea struttura metallica autoportante o vincolata alla parete esistente e poi fissando le lastre all’orditura. Grazie alle contro pareti possono quindi essere progettati e realizzati interventi specifici (anche a elevato contenuto tecnologico) e di semplice realizzazione, purché se ne curi il dettaglio sia in sede progettuale sia in sede costruttiva, ovvero in cantiere. Nel caso in cui si incolli la lastra direttamente al muro è sempre opportuno prima verificare la complanarità della superfice e il piombo della parete stessa.

Riassumendo, la contro parete può essere classificata in tre diversi modi: con orditura metallica a parete non portante, con orditura metallica autoportante e con incollaggio diretto sulla parete. Nel nostro caso, in base all’utilizzo progettuale che si vuole intraprendere e ottenere, le spalle laterali potranno essere rifinite con marmo con coste a 45° o con l’applicazione di lamiera nera cerata.

Gli arazzi

Nel caso in cui si voglia lavorare su di arazzi a parete è bene specificare che ciò può essere fatto utilizzando esclusivamente delle strutture di legno, e questo perché questo sono composte di falsi telai che possono essere applicati a parete ovviamente solo dopo essere stati messi adeguatamente a piombo e in complanarità). La tassellatura a parete avviene tramite barre filettate con ancoraggio chimico così da ottenere una presa rapida e di maggior sicurezza. Una volta posato il falso telaio sottostante viene montato il telaio con aggancio meccanico e adeguatamente registrato.

Il falso telaio verticale è composto di una struttura di montanti e travese di legno massello con passi di circa 50 cm in entrambe le direzioni, sia per altezza che per larghezza. Il vantaggio del falso telaio è che, oltre a scaricare il peso a muro del telaio e dei pannelli che in una fase successiva andranno a rivestirlo, questo permette di scaricare il peso in parte anche a terra, mediante l’utilizzo di montati a terra.

Una volata completata la posa del falso telaio si può procedere a montare il telaio effettivo, solitamente composto da più elementi a seconda della lunghezza della parete che vogliamo andare a sfruttare.

I pannelli del telaio sono maschiati in laboratorio l’uno con l’altro con un passo di circa 50 cm e vengono accoppiati e ancorati al falso telaio. Una volta completata la posa del telaio, ovvero dei pannelli, si può procedere alla registrazione dello stesso per evitare problemi di complanarità e piombo durante la posa. Inoltre, i pannelli di questo telaio sono composti di legno truciolato (e non di legno massello) per dare maggior stabilità alla struttura, sfruttando la stabilità del materiale stesso, le sue caratteristiche naturali. Durante queste lavorazioni le chiusure laterali, dette tamponamenti, si rifiniscono avvitando dei profili angolari a L in lamiera cerata nera che vanno a definire/completare l’effetto quadro a parete. Le lamiere normalmente hanno invece uno spessore di circa 4/5 cm con il quale vanno a coprire la costa del telaio e il marmo che vi sarà applicato in seguito.

Gli arazzi a parete si distinguono in due categorie, quelli non portanti e portanti, secondo quello che si vuole ottenere. Le profondità totali degli arazzi variano di tipologia in tipologia, si passa da un minimo di circa 7 cm per strutture non portanti a un massimo di 15 cm per strutture portanti. Ovviamente gli arazzi che sono stati studiati per avere delle strutture a sbalzo con pesi elevati hanno una struttura interna rinforzata e portante. Normalmente, infatti, per la loro lavorazione si considera, a partire da terra, una fascia per tutta la lunghezza del telaio alta 90 cm, soglia massima per il posizionamento di un lavorato sospeso, come ad esempio il top bagno.

Lateralmente, onde evitare di andare a coprire la totale profondità delle strutture, sono utilizzate delle pannellature di legno (fogli di compensato) verniciato cerato con un effetto metallico. Nonostante l’effetto ricercato durante la progettazione sia quello di evidenziare la sospensione delle strutture, alla base è sempre inserito un basamento arretrato di sostegno come sicurezza ulteriore.

Una volta completate le strutture e verificatone il piombo e la complanarità delle superfici dei pannelli, si è pronti per iniziare la posa. Questa tipologia costruttiva di arazzo è applicabile anche in ambienti esterni, sostituendo le strutture e i pannelli lignei con del materiale metallico resistente agli agenti atmosferici.

 

Immagini realizzate prima dell’11 Marzo 2020